Il DOC (disturbo ossessivo compulsivo) si caratterizza per la presenza di ossessioni e compulsioni. Le prime sono pensieri (o impulsi o immagini mentali) intrusivi e ricorrenti che causano intenso disagio e marcata ansia. Le seconde sono invece azioni, rituali o altri pensieri che vengono messi in atto in maniera rigida in risposta alle ossessioni, al fine di neutralizzare l’ansia e il malessere da esse causato. Purtroppo però, non solo tali risposte comportamentali (o mentali) non riescono a neutralizzare l’intensa ansia, ma tengono sempre più vive le ossessioni innescando un circolo vizioso che finisce per automatizzarsi. 

Di questo abbiamo parlato nelle stories sul tema, differenziando le diverse tipologie di ossessioni e compulsioni (per esempio contaminazione, verifica, ordine e simmetria ecc…), e approfondendo i fattori bio-psico-sociali che danno origine a questa condizione. Se vi interessa approfondire le ritrovate salvate tutte nelle storie in evidenza sul mio profilo Instagram (@giulianamaggiopsicologa).

L’intero comportamento ossessivo compulsivo è fondamentalmente un tentativo di controllare stati affettivi sottostanti: la difficoltà del DOC risiede infatti nelle emozioni, così difficili da decodificare, elaborare e gestire; mentre la parte cognitiva risulta iperinvestita, in maniera rigida, eccessiva ed esasperata.

Ognuno di noi può avere piccole ossessioni e piccoli rituali per neutralizzarle: questo ricade nella normalità. Come nella maggior parte dei casi, si parla di problema quando:

  • causano intenso disagio;
  • portano via molto tempo (indicativamente almeno un’ora al giorno, ma spesso è molto di più e dalla mia esperienza posso dirvi che ho visto persone in balia di ossessioni e compulsioni per intere giornate, arrivando ad esserne stremate mentalmente e fisicamente);
  • interferiscono col funzionamento familiare, sociale e/o lavorativo/scolastico.

In questi casi vale davvero la pena intraprendere un percorso per tornare a vivere meglio.