Il segreto professionale è uno degli obblighi ai quali lo psicologo deve attenersi nell’esercizio della sua professione. Durante i primi incontri coi miei pazienti comunico sempre loro che tutto quel che mi dicono resterà all’interno delle quattro mura in cui ci troviamo, fatti salvi i casi in cui dovessi rilevare il pericolo di vita per la persona stessa (se il paziente vuole farsi del male) oppure per qualcun altro (se il paziente vuole concretamente fare del male a qualcuno): in questi casi, al contrario, sono obbligata alla deroga del segreto.

Che cosa dicono esattamente al riguardo gli articoli presenti sul Codice Deontologico? Vediamoli insieme.

Articolo 11: “Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale…”

Articolo 12: “Lo psicologo si astiene dal rendere testimonianza su fatti di cui è venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto professionale. Lo psicologo può derogare all’obbligo di mantenere il segreto professionale, anche in caso di testimonianza, esclusivamente in presenza di valido e dimostrabile consenso del destinatario della sua prestazione. Valuta, comunque, l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela psicologica dello stesso.”

Articolo 13: “Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto. Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi.”